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Se l’America facesse la Guerra contro l’Iran, l’Italia, molto probabilmente, non sarebbe più un posto sicuro.

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L’Italia ospita molte basi militari Usa, seconda per numero solo alla Germania, per l’evidente eredità storica della cortina di ferro. Il sito dell’ambasciata elenca solo quelle di Vicenza, Aviano, Livorno e Sigonella. Tuttavia, sono molte di più, a tal punto che il professore americano David Vine ha definito sul Guardian l’Italia come: “Paese di pasta, pizza, vino e basi americane”. Secondo alcuni conteggi, arrivano a 113, sparse dalle Alpi alla Sicilia, secondo altri 59. Le truppe americane in Italia ammontano a circa tredicimila. La Spagna ospita due basi, con quattromila uomini. La Francia nessuna.

Attenzione, non stiamo parlando delle strutture NATO, ma di quelle installazioni che servono solo gli interessi di Washington, che naturalmente gioca su questa ambivalenza per giustificare una presenza in Europa. Se è vero che gli Usa hanno investito molto nella manutenzione delle basi italiane, l’ex deputato Mauro Bulgarelli ha denunciato anche una media annuale di 400 milioni di euro versati dall’Italia per le “spese militari di stazionamento”. Secondo il Giornale di Sardegna, l’Italia contribuirebbe al 37% dei costi di mantenimento delle basi Usa.

Nel caso Donald Trump venga rieletto per un secondo mandato, il suo uso spregiudicato e imprevedibile della forza militare – anche grazie alle basi ospitate in Italia – potrebbe arrecare danno alla sicurezza nazionale, rendendo quelle installazioni e il paese che le ospita un obiettivo di attacchi, convenzionali o terroristici. Perciò sarebbe saggio riconsiderare o ricontrattare la presenza Usa, nella chiave dell’interesse nazionale e della costruzione di una difesa europea.

È facile prevedere che i difensori dello status quo e di un atlantismo cieco censureranno una simile idea, farà sicuramente storcere il naso a qualche analista dell’ambasciata in via Vittorio Veneto. Ma questa proposta non vuole né scadere nella retorica sovranista né scivolare in una deriva “rossobruna”, piuttosto emancipare l’Italia e l’Unione Europea (che difetta però di una forte iniezione di investimenti nel settore difesa) dalla disastrosa strategia di Trump, che mette in pericolo il nostro paese e i militari italiani impegnati all’estero, a cominciare dall’Iraq e dal Libano.


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