Nuovo BONUS di 600€: ecco a chi spetta

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In arrivo delle novità con un emendamento approvato al dl Rilancio lo scorso 3 luglio 2020 e annunciato anche dalla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo.

Si tratta della modifica all’articolo 84 sul Bonus 600 euro del Decreto Rilancio, che è in fase di conversione e al quale sono state apportate numerose modifiche.

L’emendamento riguarda i lavoratori dello spettacolo e va a revisionare l’articolo 84 comma 8, lettera b, che riconosce due mensilità del bonus 600 euro ai lavoratori esclusi dal Decreto Cura Italia, che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro.

Il comma 10 riconosce il bonus 600 euro ai lavoratori dello spettacolo sulla base dei requisiti contributivi e di reddito:

“ISCRIZIONE AL FONDO PENSIONI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO CON ALMENO 7 CONTRIBUTI GIORNALIERI VERSATI NEL 2019, CUI DERIVA UN REDDITO NON SUPERIORE AI 35.000 EURO.”

Bonus 600 euro per i lavoratori intermittenti e dello spettacolo

Il Bonus 600 euro viene riconosciuto anche ai lavoratori dello spettacolo che siano intermittenti e che rientrino nei requisiti stabiliti dal comma 10.

“CON UN EMENDAMENTO AL DECRETO RILANCIO VOLUTO CON DARIO FRANCESCHINI E APPROVATO ALLA CAMERA, ESTENDIAMO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI COVID-19 A INTERMITTENTI E LAVORATORI DELLO SPETTACOLO NON BENEFICIARI DI INTEGRAZIONE SALARIALE.

UN SOSTEGNO CONCRETO A UN SETTORE CRUCIALE PER IL PAESE HA SCRITTO IN UN TWEET.”,

ha annunciato la Ministra Catalfo.

Il Bonus 600 euro viene riconosciuto ai lavoratori intermittenti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo che non beneficiano dell’integrazione salariale e che abbiano maturato:

  • almeno 7 giornate di contributi versati e un reddito non superiore a 35.000 euro,
  • almeno 30 contributi giornalieri versati e un reddito non superiore a 50.000 euro.

Bonus 600 euro anche per i lavoratori stagionali

La ministra Catalfo ha annunciato su Facebook l’arrivo di un bonus anche per i lavoratori stagionali del settore turistico.

I lavoratori che sono entrati nella lista dei beneficiari del Bonus 600 euro sono gli stagionali del turismo.

Per questo l’Esecutivo sta studiando un modo per includerli nella platea di lavoratori che hanno ricevuto il bonus da 600 euro nei mesi scorsi.

La Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali ha annunciato una prossima riforma degli ammortizzatori sociali che, nei piani del Governo, dovrebbe permettere di dare una risposta più veloce all’emergenza pandemica Covid-19.

Il bonus 600 euro per gli stagionali del turismo funziona allo stesso modo di quello erogato ai lavoratori autonomi.

Inoltre, il bonus sarà retroattivo: i 600 euro di bonus verranno riconosciuti sin dal mese di marzo.

Per beneficiare del bonus 600 euro i lavoratori stagionali dovranno essere

“DIPENDENTI A TEMPO DETERMINATO CHE OPERANO NEL SETTORE TURISMO E DEGLI STABILIMENTI TERMALI CHE HANNO LAVORATO SIA NEL 2018 SIA NEL 2019 PER ALMENO TRENTA GIORNATE”.

Bonus 600 euro: agli autonomi il 70%

L’INPS ha erogato oltre 3,4 milioni di bonus 600 euro, per una spesa complessiva di circa 2 miliardi.

La maggioranza dei pagamenti ha riguardato i lavoratori autonomi e i dipendenti a tempo determinato dell’agricoltura.

È quanto comunicato dall’INPS che ha diffuso con Bankitalia uno studio congiunto sulle “Prime evidenze sui pagamenti connessi al dl Cura Italia”.

Il Bonus 600 euro lavoratori autonomi è andato per due terzi a uomini, lavoratori autonomi con un’età media di 46 anni.

Le lavoratrici donne sono la metà delle partite IVA/co.co.co e dei lavoratori stagionali del turismo.

L’età media dei beneficiari è pari a 46 anni (45,6 per le donne, 46,3 per gli uomini); i più numerosi sono i 45-54enni (pari al 32,8%).

I nati all’estero sono il 12,1% dei beneficiari complessivi e sono relativamente più concentrati tra gli stagionali del turismo e i dipendenti agricoli.

Le regioni maggiormente interessate dal flusso dei pagamenti sono state la Lombardia, la Puglia e la Sicilia, che hanno ricevuto quasi un terzo dei sussidi, seguite dall’Emilia Romagna, dal Veneto e dalla Campania.

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