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La lettera di un vigile del fuoco spopola

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“Non chiamateci eroi”: la lettera aperta firmata da un Vigile del fuoco. Una lettera che nasce dagli ultimi eventi e al grande senso di riconoscimento che il Paese, di fronte a certe tragedie, sente il dovere di esprimere verso i vigili del fuoco. Riconoscimento che spesso si traduce nella parola “eroi”, definizione abusata e in questo caso in realtà del tutto impropria. Le righe che seguono spiegano efficacemente il perché. Buona lettura.

“In ogni evento calamitoso, terremoto o alluvione, la cittadinanza tutta esprime parole di profondo riconoscimento nell’opera dei vigili del fuoco definendoci “eroi”.

Eroe è un termine che non ci appartiene, non facciamo imprese gloriose, facciamo il nostro dovere, quello per cui siamo pagati e lo facciamo con lo stesso spirito con cui ogni giorno affrontiamo gli ordinari interventi di soccorso.

Estrarre una persona dalle macerie non è poi meno rischioso che trovarsi in un incendio e vedersi esplodere in faccia una nube di gas oppure lavorare un’ora per estrarre dalle lamiere di una macchina una persona in un incidente con coinvolto un autotreno carico di sostanze pericolose, o calarsi con un elicottero o soccorrere una persona in mare in tempesta, in un fiume in piena o in montagna nei crepacci più profondi.

Chiamateci “professionisti”, professionisti del soccorso che si formano e si addestrano quotidianamente per fare questo lavoro che ognuno di noi ama profondamente.

Ogni nostra azione è calcolata nell’accettare il rischio che l’intervento presenta.

Siamo persone come gli altri, non siamo pezzi di ghiaccio viviamo il soccorso e ne subiamo le conseguenze in special modo dal punto di vista emotivo; non c’è collega che non porti dentro di se almeno un intervento che lo abbia emotivamente destabilizzato.

Chi ci chiama eroi non si deve dimenticare che noi siamo la Pubblica Amministrazione siamo quel Pubblico impiego che tanto viene additato e spesso a ragion veduta.

Forse noi siamo quel ramo della Pubblica Amministrazione che è meno malato di altri, dove i soldi delle tasse non vengono mal spesi e dove noi vigili del fuoco rispondiamo, a chi ci paga lo stipendio, con Professionalità e delle volte rischiando la propria vita.”

(Fonte: oggi24ore.com)


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